

Parma, 27 agusto, 2012, NOA – Shpetim Baci, medico chirurgo della casa di cura Città di Parma, è uno dei tanti albanesi che vivono in Italia. La sua storia, però, non è come tutte le altre. Dopo aver studiato Medicina a Tirana, e aver svolto la professione per qualche anno come medico militare della Marina a Valona, Baci nel 2000 arrivò in Italia. La moglie, che oggi lavora a una rampa di scale da lui come ostetrica, si era trasferita in Italia perché aveva vinto una borsa di studio per frequentare la scuola da infermiera a Reggio Calabria. Lui, che aveva deciso di seguirla, per qualche mese fece un corso di lingua per stranieri a Catanzaro. Ma serviva qualche soldo, e così, pur con una laurea costata anni di sacrifici in tasca, si mise a fare il badante. A Parma Baci ci arrivò per trovare un lavoro migliore: ospite di una parente, si mise a cercare, salvo poi ritrovarsi a pulire spogliatoi e palestre. «Ero custode, parcheggiatore, uomo delle pulizie – ricorda oggi il medico -. Poi accadde che un giorno, durante una pausa, passeggiai fino a piazzale Maestri e vidi la casa di cura nella quale tuttora lavoro. Pensai: se devo fare le pulizie, tanto vale farle in ospedale». Entrò per chiedere se c’era bisogno di una mano, raccontò la sua storia, e si trovò di fronte a persone che da una sola occhiata ne intuirono il valore: «Mi venne proposto di fare l’ausiliario in sala operatoria. Quasi non ci credevo», racconta. Da lì iniziò la scalata a un sogno: tornare al suo lavoro. Per la convalida della laurea conseguita in Albania doveva frequentare un anno di università in più: «Da noi il corso di Medicina dura cinque anni, così dovetti frequentare il sesto anno, dare tre esami e fare i sei mesi di tirocinio post laurea – ricorda -. Nel frattempo continuavo a lavorare come ausiliario alla Città di Parma. Il 17 dicembre 2002 mi laureai e nel 2003 diedi l’esame di Stato». Ora indossa il camice bianco e tra in corsia molte infermiere lo chiamano «Timmy»: «Sono entrato qui dentro che non ero nessuno, ora sono un medico ma mi piace che i colleghi continuino a rapportarsi con me come allora – ride -. L’importante è lavorare bene». La sua storia sembra un sogno, ma il dottor Baci ammette che non sono mancati i momenti di sconforto: «Sia a Parma sia a Reggio Calabria ho sempre avuto la fortuna di trovare persone squisite, che mi hanno aiutato da subito – racconta -. Tuttavia ci sono stati momenti duri, in cui mancavano i soldi e stavo quasi per mollare tutto e tornare in Albania. Ora che ce l’ho fatta considero Parma casa mia: mi sento italiano, e da un anno e mezzo ho fatto domanda per la cittadinanza». Dolcezza e umiltà gli si leggono in volto: non sembra chiedere nulla di più alla vita. In fondo ha il suo lavoro, una moglie che nel frattempo è venuta a lavorare a Parma, due figli (uno grande che vuole fare il medico e uno piccolo che se gli si parla in albanese risponde in italiano) e un mutuo per la casa. A quanto pare basta e avanza per essere felici. noa.al
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